13 luglio 1985 – Live Aid

Forse non ci credeva nemmeno lui, che pure è sempre stato un visionario. Bob Geldof, cantante degli irlandesi Boomtown Rats, quando alle 12:00 ora locale a Wembley salirono sul palco gli Status Quo e attaccarono “Rockin’All Over The World” aveva realizzato un sogno. Assieme a Midge Ure degli Ultravox aveva messo in piedi la più grande kermesse della musica live, e tutto a scopo di beneficenza. Tutto era cominciato mesi prima, con la creazione del supergruppo Band Aid e la realizzazione del singolo “Do They Know It’s Christmas” (musicalmente non un’eccellenza, ma un successo planetario), seguito a pochi mesi di distanza dall’analoga iniziativa made in USA (“We Are the World”). Entrambi i progetti si proponevano di raccogliere fondi per aiutare le popolazioni dell’Africa colpite da una terribile carestia, in particolare in Etiopia.
Ma realizzare un evento come quello… Due stadi in due continenti, oltre 160 mila spettatori dal vivo, il 95% delle televisioni mondiali collegate per quasi due miliardi di telespettatori in oltre 150 paesi, 16 ore di musica dal vivo.

Eppure erano lì, era tutto vero. Attraverso le trecento linee telefoniche installate dalla BBC la gente chiamava e donava. Si raggiungerà una cifra stimata tra i 40 e i 50 milioni di sterline (il totale raccolto tra tutte le iniziative collegate a Live Aid raggiungerà circa 150 milioni di sterline).
La raccolta fondi, anche se avvelenata da una certa dose di polemiche, come quella dei Tears for Fears, che disertarono il concerto all’ultimo istante, [1] o quella di Morrissey degli Smiths [2] o degli anarchici Chumbawamba [3] fu un successo, ma la parte artistica del concerto non fu da meno.

La maggior parte degli artisti si esibì sui due palchi di Wembley a Londra e del JFK Stadium a Philadelphia, ma alcuni, non potendo partecipare direttamente lo fecero in collegamento da altre parti del mondo (come gli INXS e B.B. King) o mandarono video registrati per l’occasione (come Prince). In tutto le esibizioni furono 74.
Durante il concerto si videro duetti inattesi, che resero ancora più unico l’evento. Alcune performances sono rimaste nella storia, come quella, celeberrima, dei Queen, mirabilmente ripresa anche nel film “Bohemian Rhapsody”.

Fu indubbiamente un evento storico e irripetibile, come era nelle intenzioni di Bob Geldof e che segnò un epoca. A 36 anni da quell’evento che oggi ha inevitabilmente un sapore molto vintage (dall’abbigliamento alle tecnologie usate) siamo ancora qua a ricordarlo, anche chi, come me ne ha poca memoria per questioni anagrafiche.

Curiosità

  • I due stadi che ospitarono i concerti non esistono più. Wembley era lo stadio del 1923, quello con le due torri, demolito nel 2002 per fare posto all’attuale Wembley Stadium, quello con l’arco e che ha appena visto la nazionale italiana di calcio vincere la finale dei campionati europei di calcio. Il JFK Stadium di Philadelphia è stato demolito nel 1992 dopo una carriera durata quasi 70 anni.
  • Phil Collins, grazie al Concorde e ad una perfetta organizzazione, riuscì ad esibirsi a Londra al pomeriggio e a Philadelphia alla sera.
  • Bob Dylan cantò “Blowin’in The Wind” con Ron Wood e Keith Richards dei Rolling Stones. Durante l’esibizione saltò una corda della sua chitarra. Ron Wood gli passò la sua e rimase sul palco suonando una chitarra immaginaria finché qualcuno non gliene passò un’altra
  • Al JFK Stadium si riunirono per l’occasione Crosby, Stills, Nash and Young, i membri dei Led Zeppelin (anche se non furono annunciati con questo nome) e i Black Sabbath con Ozzy Osbourne.
  • Durante l’esibizione di B.B. King (trasmessa da L’Aia) alla sua chitarra si ruppe una corda mentre suonava “How Blue You Can Get”. Lui continuo a fare l’assolo usando le corde rimanenti, finché qualcuno non gli passo una corda che montò sulla chitarra, il tutto senza smettere di cantare.
  • Durante l’esibizione degli U2 Bono notò che una ragazza del pubblico stava per essere schiacciata contro le transenne e si mise a gesticolare per far si che la sicurezza se ne accorgesse, per poi scendere dal palco e farla estrarre dal pubblico, mentre il resto della band continuava a suonare. L’allungamento imprevisto dell’esibizione costrinse a tagliare il pezzo finale dell’esibizione (avrebbe dovuto essere “Pride (In The Name Of Love)”)
  • Gli organizzatori volevano ad ogni costo avere almeno un membro dei Beatles e riuscirono ad ottenere la partecipazione di Paul Mc Cartney, che si esibì per ultimo, prima solo dei già citati Band Aid. Ma fu vittima di problemi tecnici e per i primi due minuti di “Let It Be” non si sentì né la voce né il pianoforte. Nell’edizione in DVD questa parte fu sovrascritta con una traccia rimasterizzata da quella che passò comunque dal mixer, pur non essendo udibile.
  • Live Aid fu trasmesso per l’Europa dalla BBC (in mono, solo la trasmissione alla radio in contemporanea era in stereo), escludendo la partecipazione di Crosby, Stills, Nash and Young a causa della concomitanza con il concerto di Philadelphia. Negli USA fu la ABC a trasmettere il concerto (in realtà solo le ultime tre ore, la parte prima fu trasmessa in collaborazione con reti locali). Separatamente MTV trasmise l’evento per conto proprio e in stereo. Inoltre la BBC non interruppe la trasmissione con inserzioni pubblicitarie, a differenza delle emittenti americane.
    Nelle intenzioni di Bob Geldof Live Aid doveva essere un’esperienza unica e irripetibile, per questo non fu registrato integralmente. La ABC cancellò i nastri per seguire le indicazioni Geldof, anche se sembra che ne siano state donate alcune copie allo Smithsonian Institute andate poi perdute. MTV ha dichiarato di avere in archivio oltre 100 nastri di Live Aid, ma molte esibizioni sono tagliate da spot pubblicitari. La BBC conservò invece tutto il materiale, ma molte delle esibizioni di Philadelphia sono incomplete perché coperte dalle già citate inserzioni pubblicitari o dalle interviste di MTV o semplicemente incomplete perché non trasmise tutto ciò che avveniva al JFK Stadium. Esistono in giro per il mondo delle registrazioni fatte con videoregistratori domestici (in mono e di pessima qualità), che sono ad oggi l’unica fonte di molte parti, a causa delle omissioni e cancellazioni di cui abbiamo parlato. Nel 2004, in occasione del ventennale, è uscito un cofanetto di 4 DVD che contiene circa 10 delle 16 ore di concerto e basato principalmente sulle registrazioni della BBC, integrato da materiale di MTV per la parte americana dell’evento, come abbiamo visto ampiamente incompleta. Da questa versione sono state emesse le performance di alcuni artisti, mentre altre sono state tagliate. Alcuni artisti sono stati lasciati fuori per loro esplicita richiesta. La decisione di Geldof di pubblicare i DVD è stata presa in quanto su Internet circolavano da tempo copie pirata dei concerti.

[1] I Tears For Fears ufficialmente non parteciparono per motivi contrattuali, ma in realtà si seppe successivamente che il motivo era il fatto che avrebbero voluto garanzie sul fatto che i soldi sarebbero veramente serviti per le popolazioni in difficoltà.

[2] Morrissey si lanciò in una lunga polemica contro Geldof, definendolo “un personaggio nauseante ” e contro i Band Aid asserendo che con tutti i talenti che c’erano si poteva produrre qualcosa di migliore (e su questo non me la sento di dargli completamente torto).

[3] I Chumbawamba pubblicarono nel 1986 un album intitolato “Pictures of Starving Children Sell Records” affermando che gli artisti presenti non erano lì per la causa della fame nel mondo ma solo per se stessi e per promuovere i loro dischi.

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