Bologna

Potrebbe iniziare così, in un giorno qualsiasi di maggio, con il tempo incerto e il vento che scompiglia i capelli alle donne. Potrebbe iniziare qua, a due passi dal tuo cuore, dove la via Emilia ti taglia in due. Alla mia destra via S.Felice, giù fino alla porta e poi fuori, fino a S.Viola e più in là Borgo Panigale con i suoi motori Desmo.
A sinistra via Ugo Bassi e laggiù in fondo le Due Torri che si stagliano a chiudere il piccolo e vicino orizzonte. Poi, spostandosi verso est, passare per Palazzo d’Accursio, con le sue mura e i suoi cortili, dentro da un lato e fuori dall’altro, dal grande arco che finalmente si apre sul tuo cuore, sulla piazza più bella del mondo, per noi che qua ci siamo nati e cresciuti e, chissà, forse ci moriremo. Il Nettuno lì a sinistra, che i vecchi bolognesi chiamano “al Żigànt”, davanti il Palazzo dei Banchi con tutte le sue viuzze piene di locali e sorprese e a destra, maestosa, la basilica di S.Petronio.
E ancora via, giù per via Rizzoli, sotto le Due Torri, via verso est, che c’è la Romagna che ci aspetta.
Oppure giriamo dietro a S.Petronio, in piazza Galvani con la statua del grande fisico e anatomista (Questa la capiscono solo i bolognesi DOC: ma la girerà mai la pagina di quel libro?) e via verso i colli, S.Michele in Bosco, il colle dell’Osservanza e infine un’altro dei simboli di questa città, la basilica della Beata Vergine di S.Luca.
Potrebbe concludersi sotto i tuoi portici, che ti rendono unica al mondo, come la tua gente, burlona, divertente, ma anche accogliente, aperta, laboriosa, ingegnosa.
Non vorrei essere nata né vivere in nessun altro posto, anche se ho una parte delle mie radici altrove e mi sono trasferita in provincia da tanto tempo

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