Dov’eri quando Sparwasser segnò?

Accadde quando la Germania giocò contro la Germania, come scrisse Gunther Grass. A volte il destino ha una fantasia che gli uomini non possono nemmeno immaginare.
Per raccontare questa storia dobbiamo tornare indietro di 46 anni, al 1974 per la precisione. La guerra fredda è una realtà da molti anni, il mondo è diviso in due blocchi contrapposti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Europa è divisa a metà, la Germania è divisa a metà, Berlino è  divisa in quattro settori, controllati dai vincitori della grande Guerra: a ovest francesi, inglesi e americani, a est i sovietici. Il resto dello stato è stato spartito in due paesi, la Repubblica Federale di Germania o BRD a ovest e la Repubblica Democratica Tedesca o DDR a est, appartenenti rispettivamente alla NATO e al Patto di Varsavia.
Negli anni ’50 e nei primi anni ’60 la situazione internazionale precipita e dal 1961 Berlino è segnata dal Muro, applicazione reale di un mondo ideologicamente diviso. Lungo 155 km, il Muro circonda completamente il settore ovest della città, rendendola un’enclave dell’ovest all’interno del territorio dell’est. Sempre nel 1961 vengono chiuse le frontiere e l’espatrio, ribattezzato “fuga dalla Repubblica”,  introdotto nel codice penale. La DDR è il fiore all’occhiello dell’economia del blocco sovietico. Tutti hanno un lavoro, una casa, diritto a cure mediche e allo studio, ma nonostante questo il divario tra le due Germanie è enorme. Passare il confine è impossibile, una richiesta di espatrio può portare anche al carcere.

In questo clima sociopolitico si arriva ai mondiali del 1974, quelli che passeranno alla storia per l’Olanda del “Calcio Totale”, che dominerà quei mondiali senza vincerli, ma questa è un’altra storia.
Il ricordo di due anni prima, quando alle Olimpiadi a Monaco di Baviera c’era stato il famoso massacro degli atleti israeliani da parte dei terroristi palestinesi di Settembre Nero è ancora fortissimo. Inoltre da pochi mesi si è dimesso Willy Brandt, cancelliere della Germania Ovest che da anni portava avanti una politica di distensione nei confronti del blocco comunista (la cosiddetta Ostpolitik). Il primo mondiale in tv, il primo mondiale in cui girano tanti soldi, parte in un clima di tensione.

E siccome il destino a volte è beffardo oltre ogni immaginazione, dall’urna fa uscire un girone che comprende la Germania Est, la Germania Ovest, il Cile, dove Pinochet ha appena preso il potere nel modo che tutti conosciamo, e l’Australia alla sua prima apparizione in una coppa del mondo. I primi due turni filano via lisci, la Germania Ovest batte entrambi gli avversari, senza entusiasmare per il gioco. La DDR ha la meglio sull’Australia per 2-0 e, in una partita blindata per gli opposti orientamenti politici dei due paesi, pareggia per 1-1 con il Cile.
E poi si arriva al momento che tutti aspettavano, ma nessuno voleva.
Alle 19.30 del 22 giugno 1974 al Volksparkstadion di Amburgo, agli ordini dell’arbitro uruguaiano Ruiz, la Germania Est e la Germania Ovest entrano in campo.
Sugli spalti ci sono 60mila spettatori, 1780 dei quali arrivati dall’est grazie a uno speciale permesso governativo. Uno ogni dieci è un collaboratore dei servizi segreti comunisti.
La RAF (Rote Armee Fraktion, nota anche come banda Baader-Meinhof), un gruppo terroristico di estrema sinistra, ha minacciato di far saltare in aria lo stadio, il clima è tesissimo, gli elicotteri della polizia volteggiano nervosamente sull’impianto.

Sulla carta il match non ha storia. La Germania Ovest è troppo forte (non a caso vincerà poi quei mondiali battendo proprio l’Olanda di Johan Crujiff e il suo “Calcio Totale”), in campo ci sono giocatori del calibro di Franz Beckenbauer, Gerd Muller e Paul Breitner, solo per citare alcuni nomi. La DDR è una squadra composta di operai del calcio, giocatori semi-professionisti militanti nel campionato nazionale, l’Oberliga.
I giocatori sanno di non aver nessuna speranza contro la corazzata dei cugini dell’ovest, nonostante questi non avessero proposto un calcio eccelso nelle due partite precedenti. Puntano sul catenaccio e a cercare di prenderne il meno possibile.
E invece, nonostante i tentativi della Germania Ovest (che prende anche un palo con Gerd Muller) la difesa dell’est resiste. Sembra che la partita possa viaggiare verso un tranquillo 0-0 che fa tutti contenti, finché, al minuto 78…
Facciamolo raccontare ancora a Günter Grass, nel suo Mein Jahrhundert:

Sparwasser accalappiò il pallone con la sua testa, se lo portò sui suoi piedi, corse di fronte al tenace Vogts e, lasciandosi persino Höttges dietro, lo piantò alle spalle di Maier in rete

La Germania Est è in vantaggio. Lo stadio è ammutolito, si sentono solo i flebili festeggiamenti dei pochissimi tedeschi dell’est. È il gol operaio di un attaccante che guadagna quanto un professore delle medie. La partita finisce lì, in quel modo. Il resto di quel mondiale è storia: la DDR, vincendo il girone, si troverà dalla parte più forte del tabellone, con Brasile, Argentina e Olanda e sarà eliminata. La Germania Ovest, da seconda, avrà un cammino molto più agile e arriverà in finale contro l’Olanda di Crujiff e vincerà quel mondiale.

Ma per la Germania Est va bene così, ha avuto la sua vittoria. Sparwasser è una sorta di eroe nazionale, il suo gol diventa la sigla di tutti i programmi sportivi, anche se gli è stato vietato di partecipare ai festeggiamenti con i compagni, perché il regime teme che atteggiamenti poco disciplinata da parte sua dalla parte libera del muro possano causare danni all’immagine della propaganda.
Le malelingue iniziano a raccontare che Sparwasser sia diventato un pupillo del regime, che abbia ricevuto premi molto più alti degli altri giocatori, tutte notizie false.
Lui, mai interessato alla politica diventa un’icona del regime. Rifiuta l’offerta per andare a giocare nel Bayern Monaco più forte di sempre e finisce la carriera nel suo Magdeburgo, anche piuttosto presto, a soli 31 anni.
Gli offrono più volte la guida della sua ex squadra, ma lui rifiuta sempre, per non essere obbligato all’impegno politico a cui obbliga un ruolo di primo piano. Laureato in ingegneria meccanica, riesce a diventare assistente ricercatore alla Scuola Superiore di Pedagogia di Magdeburgo. Ma le ingerenze dello stato diventano catene per Jürgen, finché la figlia non chiede di espatriare e, come conseguenza, per lui gli ambienti accademici diventano off limits.

Ma siccome Jürgen Sparwasser è l’uomo delle azioni impossibili, il 10 gennaio dell’88, in occasione di una partita tra vecchie glorie in Germania Ovest, l’eroe della DDR, fugge raggiungendo la sua famiglia. Per il regime è un colpo inaccettabile. Tutti, ma non Sparwasser.

Jürgen Sparwasser, calciatore operaio che guadagnava quanto un professore delle medie, è diventato il simbolo dell’orgoglio di una nazione in ginocchio ma mai doma. E quando la Germania si è riunificata, palesando al mondo le differenze economiche e sociali di un popolo da ricostruire, per forgiare un’identità sportiva collettiva tutti i tedeschi si chiedevano l’un l’altro: «dov’eri quando Sparwasser segnò?»

“Sulla mia tomba scriveranno soltanto: stadio di Amburgo, 22 giugno 1974, capiranno chi sono”
Jürgen Sparwasser

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