Vita #12

E così, nonostante la pandemia, la crisi economica, il governo Conte1, il governo Conte2, Trump, la Brexit e tutto ciò che volete, è arrivata questa notte.

La notte del mio 45esimo compleanno. Fra poco arriverò, essendo nata alle 4 del mattino (poi qualcuno ancora mi chiede perché amo tanto la notte…).
Se devo essere sincera per molti anni non avrei creduto di arrivarci a 45 anni. Per molto tempo ho pensato che me ne sarei andata giovane, portata via dalla mia vita dissoluta, per aver preso la pastiglia sbagliata, qualche malattia strana o semplicemente per essermi piantata con la macchina contro un platano ubriaca e/o strafatta.
Ma il destino aveva evidentemente in serbo per me un percorso diverso, gli dei che governano la mia vita devono volermi molto bene per avermi fatto arrivare piò o meno intera a questa età, con una vita di cui non posso sicuramente lamentarmi. Sono uscita indenne da una giovinezza vissuta sempre sopra le righe, sempre al massimo e anche oltre, senza mai pensare a cosa mi avrebbe riservato il domani, perché tanto c’era solo oggi e tanto non mi poteva succedere nulla perché mi credevo invincibile (e mi sbagliavo, ovviamente).
Sono passata attraverso la coda degli anni di piombo, Mani pulite, il ventennio berlusconiano, ho visto il PCI sparire, diventare il PDS, poi i DS e poi il PD e alla fine annacquarsi tra Conte e il Movimento 5 stelle.
Ho visto cadere il Muro di Berlino, l’Unione Sovietica scomparire, la Jugoslavia andare in pezzi, fratelli combattere contro fratelli, terribili atrocità e la guerra tornare in Europa per la prima volta dal 1945.
Ho visto l’11 settembre e la paura che si impossessava del mondo, un pazzo fanatico scatenare una guerra perché un altro pazzo fanatico voleva colpire l’occidente, tutto in una guerra perché il mio Dio è più bello del tuo (e anche perché tu hai il petrolio che serve a me, ovvio).
Ho visto Internet nascere, i modem a 56k con cui ci si collegava a una velocità che oggi ci farebbe bestemmiare (e con il quale tenevi occupato il telefono di casa per tutto il pomeriggio, con mamma e papà che ti urlavano dietro), il mondo diventare prima digitale, poi social ora iperconnesso.
Ho visto i primi telefoni cellulari grandi come una cabina telefonica (ho visto anche quelle…), poi diventare sempre più piccoli e infine di nuovo grandi, ma con una potenza di calcolo molto maggiore di quella che avevano i computer dell’Apollo 11 che pure portò l’uomo sulla luna.
In mezzo a tutto questo sono diventata grande, ho incontrato l’uomo che ha dato un senso e una direzione alla mia vita e senza il quale ora non sarei probabilmente qua a scrivere, ho avuto due meravigliosi figli.
E infine ho visto la pandemia, il virus, un nemico piccolo e subdolo che non si vede ma c’è e ammazza le persone, che ha fatto a pezzi il nostro modo di vivere costringendoci ad inventare una nuova normalità, a reinventare nuovamente il mondo per l’ennesima volta.
Ma sono ancora qua, in questa fredda notte di febbraio a raccontare un altro pezzetto della mia vita. Ci fu un tempo in cui pensavo che me ne sarei andata presto dal mondo, come una cometa che passa veloce, illumina il cielo per una notte e poi se ne va e non mi dispiaceva questa idea, perché da giovane pensi “I hope I die before I get old” come cantavano gli Who.
Ora invece penso che la vita mi piace davvero tanto e non mi va di andarmene troppo presto, perché vorrei fare ancora tante cose prima di andarmene, vorrei scrivere un libro di racconti, rimettermi a suonare e soprattutto diventare nonna, un giorno.
Intanto siamo arrivati a 45 e nemmeno ci credevo. Bel colpo Chiaretta!

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